poesia

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La poesia rappresenta il mio primo amore, la prima forma di scrittura mai intrapresa, la prima onda in movimento dentro la vastità dell’ animo umano.

Parte della bellezza della poesia risiede nella capacità di poter esprimere quello che un libro intero può narrare in una sola pagina o meno. La poesia può regalarci così tanto, e in pochissimo tempo Un romanzo ha bisogno a volte di centinaia di pagine per presentare lo stesso concetto.

La poesia è come uno sprint sui cento metri con l’anima in apnea e gli occhi chiusi. La poesia è leggera, la poesia è facile. Spesso improvvisa E si trova nascosta all’interno di quello scrigno luccicante e pieno di tesori in cui a volte abbiamo il timore di guardare dentro: noi stessi. 

Durante questi anni e centinaia di poesie scritte a mano, a macchina, su un laptop o al computer, altre volte in stanze senza acqua corrente, il timore di aprire quello scrigno è svanito del tutto.  Ma ogni volta si ha sempre l’impressione di aver riposto la chiave in un posto diverso. E di doverla cercare sempre di più nel fondo dell’ anima.


About le “Poesie scritte prima di bruciare la città.”

Una raccolta di poesie ribelli, a volte ermetiche, molto spesso affilate e impietose.
Non filtrate dalla morale accademica. Mai diluite.
Poesie che sembrano essere una dichiarazione poetica prima di dare alle fiamme
un’ intera città amata ma al tempo stesso duramente criticata.
Le tematiche personali e sociali si mescolano, malgrado ogni poeta abbia forse in
sé, nel fondo dell’ animo, una certa natura asociale che è quasi come propellente
naturale per la scrittura. Le poesie sono state scritte a Roma, eccetto le ultime due.
Tra queste- “Delirio equatoriale” fu composta in Guinea, Africa.
L’ ultima poesia dell’ opera dal titolo “L’ isola più ricca” si riferisce ad un’ isola
caraibica conosciuta in un lungo viaggio intrapreso un paio di anni dopo.


Delirio equatoriale

Avevo già sperimentato
quell’ andatura forte-tragica
che mi spostava
nelle notti dure
come due diamanti negli zigomi,
ma questa notte bagnata all’ equatore
mi piove addosso
diagonale e chiara
dopo una luce fissa gialla e poi grigia,
e infine dal buio,
per tutti il buio,
ci avrebbe asciugati e vestiti,
digerito le nostre vite e anime,
di tutti noi, esseri umani,
fragili come una gelatina di limone,
obbligati a scioglierci
in una bocca di morte.
Qualcuno avrebbe preso anche me,
sorprendendomi
mentre sognavo
solo l’ aria
che
precipitava
sotto le ali tese
dei falchi immobili,
la loro apocalisse perfetta,
e in quel cielo,
la luna lanciava baci umidi
agli animali
ancora svegli.

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