La Casa


vultures

Estratto da “La seta e l’ uragano” (USCITA A FINE 2016)

La mia vita lavorativa alla Casa, dietro quel cancello nero con vezzose foglie dorate, scorreva sudata e serena. Al di fuori di esso passanti, turisti e curiosi guardavano dentro, scattavano foto sul marciapiedi e osservavano noi camerieri in uniforme nera come fossimo animali esotici in un lussuoso parco biologico. La routine era in qualche modo diventata sopportabile dopo poche settimane, ma il caldo cominciava ad avanzare su di noi ogni giorno più riconoscibile ed evidente.
Più brutale e umido. Si cominciava a grondare già a metà mattina, estendendosi nel pomeriggio sempre più a lungo. Quel sole era sempre a picco nel cielo sopra di noi a fare il suo sporco lavoro. Accorciando quella poca ombra disponibile ed inglobandoci in una bolla di traspirazione. I nostri clienti del pranzo erano pochi, ma buoni. Dopo aver preparato le nostre stazioni,sistemato i pesanti tavoli col piano di marmo e tutte le sedie sempre da un’ altra parte della tenuta per via della pioggia o secondo il capriccio dei managers, non ci restava che aspettare i nostri consumatori.
Come una banda di pigri avvoltoi sopra un palo della luce.

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