Cyberlove: una storia d’ amore dell’ era cibernetica


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Il piccolo passo necessario per aprire pubblicamente dopo anni di segretezza un baule tenuto nascosto in un soffitta, o forse solo una flash drive per un sito o un blog piena di quelle varie centinaia di poesie, un romanzo ed un paio di libri di racconti e storie brevi, quel passo, sembra essere più un salto in lungo di 8 metri. Eppure, tutto diventa all’ improvviso così semplice e minuscolo subito dopo aver fatto quello stesso primo passo. The unknown is now known. Lo sconosciuto diventa conosciuto. Quando lavori giornalmente nella direzione dei tuoi sogni privatamente per anni, ad un certo punto una trasformazione avviene dentro di te. Quello che diventi nel processo dell’ inseguire il tuo sogno diventa quasi più importante del sogno stesso. Chi divieniamo è più importante di cosa ottieniamo. Durante quella trasformazione ed evoluzione, nel mio caso uno di questi aspetti fu quello di essere pronto ad accettare di dover rendere pubblica la mia scrittura come unica via per poter proseguire il mio sogno, era stato necessario abbandonare alcune delle vecchie circostanze e abitudini che rischiavano col tempo di divenire la mia realtà. Uscire violentemente dalla confortevolezza del mio anonimato, inviando via email o per posta ogni tanto del materiale per i concorsi letterari. Per questo oggi qui di sotto trascriverò una storia d’ amore che nasce ed è vissuta proprio esclusivamente online, un racconto che ho inviato con successo in passato ad alcuni di quei  premi letterari nazionali che sentivo di dover fare a tutti i costi.

Quando il mio baule pieno di poesie e racconti era ancora riposto nello attico…

 

 

Email me…

 

May 30, 2006               01:50 am Miami Beach, Florida -79F 70% humidity

 

 

…I

🙂

:)…

-HI!

-Hey, stavo guardando il tuo profilo, e mi è piaciuto molto quello che ho visto 🙂

Spero di risentirti presto. Kelly T.-

….I

-Ciao, anche a me sono piaciute le tue foto, specialmente una…-

-Davvero? Quale???-

-Quella in cui sei tutta spettinata, i capelli che quasi coprono il viso, ricadono sulle spalle, fino al tuo braccio disteso sulla scrivania o sul tavolo, non si vede bene…-

-Sì, è la scrivania della mia camera. L’ ho scattata davanti al computer.-

-:) Secondo me sei accecante. Sembri una specie di Dea o di Venere in fuga, dopo essere sfuggita al castigo di una divinità invidiosa della tua bellezza…

Sei scampata alle fiamme nella foresta oppure nell’ Olimpo?-

-No, io ero quella che correva verso le fiamme, ma sono arrivata troppo tardi…-

-Ti piace l’ idea di bruciare?-

-A volte…-

-Cos’ altro ti piace?-

-Giocare, e poi infrangere le regole del gioco.-

-Vorresti iniziare un gioco nuovo con me?-

-Sì, ma deve essere intrigante.-

-Puoi scommeterci che lo sarà…-

-Ok, come ti chiami?-

-Robert G.-

-Mandami una tua foto allora, voglio dire, il volto…-

-Ok, scambiamoci gli indirizzi email-

-OK!-

🙂

:)…

-Kelly?- bussano alla porta bianca della stanza, -Cosa fai ancora sveglia alle due di notte? Hai scuola domani!-

-Mamma, stavo terminando la mia ricerca…- Disconnette il computer.

 

1

 

-Va bene ma ora basta, spegni la luce e vai a dormire!-

-Adesso apro…- Andando verso l’ entrata dell’ ampia camera.

-Tesoro! Ma vuoi riposare la notte? Sempre al computer per ore. Da

piccola eri lo stesso, dovevo sempre raccontarti una storia per farti dormire.-
-Sì, ma è stato MOLTO tempo fa. Dovresti capirlo!- Sbuffando.

-Sei la mia bambina e hai solo diciassette anni, c’è tutto il tempo dopo il

college per le nottate in bianco! Stavo andando a prendermi un bicchiere di

latte al piano di sotto, ne vuoi uno?-

-Ma sì, scendiamo insieme…-

-A proposito, come va la ricerca? Quasi finita la scuola, eh?-

-E tra pochi mesi sarò anche maggiorenne!- Annuendo.

-Devi sempre aspettare altri tre anni prima di bere o andare in discoteca!-

-Ma è comunque un primo passo verso la libertà…- Ridono entrambe.
Kim si sdraiò vicino a suo marito con un leggero bacio. Si riaddormentò quasi

subito, Kelly tirò un sospiro di sollievo, girando la maniglia della porta.

Fin dal mattino la casa era in piena attività. Kim doveva prendersi cura di suo

figlio Tom di nove anni, prepararlo per il bus della scuola, farne un dirigente

d’ azienda o un avvocato.

Plasmarlo per l’ università, e una vita coronata da successi.

Jack aveva fatto fortuna nel campo immobiliare durante il boom dei prezzi.

Case del volore di centomila dollari avevano raddoppiato in meno di tre anni. Dirigeva un ufficio di Real Estate vicino il centro.

Era come nel gioco del monopoli.

Compra & vendi & costruiscine un’ altra.

Kim era una donna attraente di quarantatre anni, puntata dritta verso una brillante carriera di giornalista. Politica internazionale. Era il pilastro della famiglia. Madre part-time. Entrambi avevano sposato la carriera prima di loro stessi. I figli erano la logica conseguenza, secondo gradino nella scala della vita matrimoniale. Poi viene il divorzio, ma era un’ altra storia. Kelly aveva sviluppato un bel carattere indipendente e ribelle, come quello di sua madre. E anche la bellezza. Ma in forma più controversa e maledetta. Sarebbe potuta diventare una cantante pop, col suo faccino carino ovale, capelli lisci biondi, occhi verdi e trasparenti. Aveva i seni già sviluppati e sodi, che venivano scambiati con invidia per protesi al silicone. Forse le bambine usano troppo shampoo, oppure sono i fast food che servono -crescita miracolosa- in hamburgers e patate fritte, il fatto è che quelle ragazzine crescono a vista d’ occhio.

…I

-La tua mail mi ha fatto morire dal ridere!-

-Hai visto la foto?-

-Wow, sei davvero carino! E sei in splendida forma…-

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-Pratico sport fin da ragazzino.-

-Quanti anni hai?-

– 26, dal mese scorso.-

-Aspetta, anch’ io ne ho una per te. È di quest’ estate, a Key west…-

-Sì ?” trafficando al computer, “Ti avrò mica vista in qualche video su

MTV o sul red carpet?-

-MA NO! Che dici?-

-Muoio dalla voglia di sentire la tua voce.-
-Posso darti il numero del cellulare, ma devi chiamare quando sono sola.-

-Questo è il mio, scrivilo, 305…-

-:)… e il mio 786…-

Robert era un giocatore di football. Lotta greco-romana. Atletica. Quasi un atleta professionista. Fino all’ incidente alle vertebre e al ginocchio. Una caduta terribile. Durante un placcaggio tra due atleti di oltre cento chili.

Dopo l’ infortunio niente più football nell’ NFL per lui.

Aveva provato a scrivere, collaborare con le maggiori riviste del settore.

E c’ era quasi riuscito, ma a chi interessava l’ opinione di un ex-quasi campione ormai in pensione anticipata?

La vita di Robert somigliava ad una stella luminosissima che quasi si appresta alla luce del sole, poi si spegne in fretta, si dissolve e sgretola pian piano in minuscole particelle prive di senso e sperdute nel buio di uno spazio ingiusto e impietoso.

Sarebbe quasi stato meglio non avere tutte quelle doti inservibili e invidiabili.

Robert era alto, muscoloso. Q.I di 135. Da qualche parte aveva letto che potevano iniziare a ritenersi geni persone da 140 in poi. O era 131?

Quasi un genio. Quasi un campione. Quasi scrittore di successo. Quasi…

Era molto dotato sessualmente. Quasi terminò gli studi, master in business.

Ci arrivò vicino ma la carriera sportiva aveva minato la sua superumana sicurezza

dei primi vent’ anni di vita.

Le donne erano pian piano diventate dei poco appaganti episodi.

Donne annoiate, e con molto denaro. Donne più vecchie, quasi mai quelle che avrebbe voluto lui. Donne vuote, con carte di credito e auto di lusso.

Gli facevano dei regali, o lo invitavano a cena fuori.

A volte gli lasciavano qualche centinaio di dollari, prima di tornare da mariti

assorbiti da lavoro e soldi.

Non le amava. Non gli piacevano neanche a dire la verità.

Si usavano a vicenda senza sapore, lussuria o conquista. Senza colore.

Provava solo un grande disprezzo per loro, che poi in fondo era solo il disprezzo verso se stesso, ma si era abituato a quel genere d’ amore su richiesta e a paga-

mento. Vuoto e fiaccante.

 

3

 

 

L’ universo femminile era diventato una grande mascherata.

Come nelle Demoiselles d’ Avignon, di Picasso.

Oggetti senza forme. Grottesche maschere a coprire il loro viso.

Al principio c’ era un volto umano che le distingueva.

Poi era sopraggiunta una trasfigurazione dolorosa.

Un’ ascia luminosa e multiforme. Blu e arancione.

Quel giorno sedeva stanco, svuotato, in prossimità del mare.

Incontrò una sedicenne in vacanza. Era stato così aperto un nuovo sipario

nella vita amorosa di Robert. Non aveva mai incontrato una donna vergine.

Ignorava persino il significato della parola stessa.

Fu la prima creatura che toccò con amore dai tempi del college.

Decise che a parte gli incontri a pagamento con quelle quarantenni, o con

le cinquantenni dei lussuosi centri commerciali, la sola fauna protetta che gli

restava a disposizione erano quelle ragazze.

Ingenue, ma con la gioia innocente dipinta di rosa sulle unghie dei piedi.

Kelly era immersa in internet e intanto ascoltava This love, dei Maroon 5.

Quella canzone l’ aveva accompagnata tutta l’estate. Come una pioggia tropicale battente. Come un muro di parole che riconosci ma non riesci a decifrare. La sola cosa di cui era consapevole era la gelida amarezza delle prime, piccole, delusioni

in amore. Una cosa che da lì a dieci anni l’avrebbe fatta sorridere per l’ ingenuità.

Quella canzone era stata la colonna sonora di quell’ altalena di piacevole stupore

e di scontento amore giovanile.

Josh l’ aveva fatta soffrire e usciva in segreto con la sua migliore amica.

Prima della fine dello stesso anno scolastico finì.

Come diceva la canzone, -…Lei disse addio, già troppe volte…-

La sua canzone continuava a suonare. All’ improvviso squillò il telefono.

La fece sussultare. Abbassò il volume per rispondere.

Forse questo amore che proviamo è sempre e solo l’ ultimo. Ora e adesso e qui. Robert e Kelly erano diventati virtualmente inseparabili da settimane.

Lui le inviò a casa dei fiori che Kelly era costretta a giustificare con la madre durante inbarazzanti cene in famiglia. Il giallo e l’azzurro erano i colori preferiti da Kelly.

Per primi ricevette in casa i tulipani gialli con iris e margherite bianche.

Sua madre era stupita da tanto buon gusto in un adolescente.

Robert le regalò poi la nuova webcam che lei usava di notte nel segreto della sua stanza, quando il resto della casa dormiva. Lui giocava con Kelly, con dei colori e

con i suoni. Con sensualità e voyeurismo. Nelle loro notti insonni e il loro nuovo,

inesplorato, campo da gioco di sesso virtuale. Guardandosi e ascoltandosi.

Le inviò un profumo. Pungente e selvatico. Si chiamava DKNY, e rendeva Kelly

quasi più adulta di quanto lei già non fosse.

 

4

 

 

Andarono avanti così, cercando di scoprire fin quando potevano resistere,

senza incontrarsi. Quanto potessero spingersi oltre.

-Bambina giochiamo un po’…Voglio guardarti, metti qualcosa di carino.-

-Ho una cosa nuova da mostrarti…-

-Muoio dalla voglia… Luci soffuse in camera, il profumo e tutto il resto…-

-Ma se neanche puoi annusarlo quello!-
-Sì, ma posso immaginarlo sulla tua pelle abbronzata, nella piega tra le spalle

e i tuoi seni. Bagnati i capelli. Lasciali spettinati davanti al viso come nella foto

al mare…-

-Tutto quello che vuoi. Quando mi fai vedere meglio quel tuo profile?-

-Stanotte Kelly… Cosa indossi? Accendi la webcam.-

-Cosa pensi che porti?-

-Non so, un baby doll. Victoria secret’s?-

-Guarda meglio, ma solo un minuto- Sullo schermo apparve Kelly in un kimono nero di seta della madre. Spettinata. Nuda. Solo tacchi alti ed il rossetto più rosso

del sangue di un toro sacrificato nell’ arena dell’ amore.

-Dannazione sei bellissima!- Robert non credeva ai suoi occhi.

-Ora tocca a te.-

-Ok. Iniziamo insieme, lentamente…- Reclinarono la poltrona.

Tutto si fece opaco e luminescente nelle loro stanze.

Il loro gioco proseguì inarrestabile e senza sforzo.
Potevano quasi toccarsi all’ unisono, sentire l’ effetto della loro passione virtuale. Giunsero all’ apice nello stesso istante. Un caos umido di piacere.

Paul e Tracy erano stati da poco assegnati all’ ufficio per i crimini ai minori.

Tracy era più giovane di Paul. Una forte e rigorosa donna. Aspetto dolce, sensibile, capelli castani raccolti, occhi chiari.

Paul aveva investigato già una dozzina di casi di molestie in poco tempo.

Aveva lavorato per anni alla squadra omicidi. Morte a colazione, pranzo, cena e dopo cena. Alla fine decise di passare ad un nuovo incarico.

Fu una mattina, in piena stagione turistica. La chiamata di un hotel nel centro.

C’ erano auto della polizia da tutte le parti a Miami Beach ma lui era arrivato sulla scena per primo. L’uomo raggiungeva la moglie in vacanza con i due figli di 7 e 12 anni. Aveva scoperto da poco che lei non andava in vacanza a Miami Beach solo

per abbronzare o fare shopping.

La mattina dopo era saltato giù dalla finestra. Quindici piani. Con in braccio i due bambini. La donna era via. Paul vide la scena anche prima di lei. Era stato duro,

come una manciata di terra e fango da mandare giù in un boccone e senza liquidi.

-Cara collega, queste chat sono diventate peggio di Sodoma e Gomorra a Las Vegas. Io getto la spugna.-

 

 

5

 

OH, boy! Li lasci a me?-

-Notte Tracy, sono esausto. Ne riparliamo domani.- Uscendo dalla porta.

Lei iniziò la sua ricerca virtuale. Con un po’di disgusto diluito ad una fastidiosa, serpeggiante, curiosità viscerale.

Il pomeriggio seguente Tracy e Paul si sedettero per fare il punto della situazione. Tracy seguiva un paio di individui nelle ultime settimane.

Di uno non sapeva quasi niente, salvo fosse un depravato sui cinquanta.

-E il secondo ragazzo?- Chiese Paul.

-Lo avevo seguito mesi fa, sparì dalla circolazione come niente.-

-Sei sicura sia lo stesso tipo?-
-Sì, ricordo benissimo una foto nel suo profile. Un tipo atletico, bianco,

circa 35 anni, ma potrebbe dimostarne meno.-

-Che dici, lo placchiamo sul suo stesso campo da gioco?-

-Dobbiamo contattare la famiglia della minore, ho provato in chat, ma quei due

si rintanano in privato come due piccioncini.-

E di solito quando due uccelli beccano insieme poi riprendono anche il volo insieme. Kim arrivò alla porta per prima. Kelly era fuori casa.

L’ agente Tracy S. era davanti al tenente Paul M.

-Salve, solo due chiacchiere in veste non ufficiale.-

-Prego, entrate pure.- In qualche modo sentiva che doveva essere Kelly.

-Lavoriamo alla prevenzione dei crimini ai minori. Ci occupiamo di ricerche via internet, molestie di vario tipo…-

-Vogliamo dire,- continuò Tracy, – che riteniamo possibile che Kelly sia entrata in contatto con un individuo sospetto.-

Inutile dire la reazione dei genitori. Paul spiegò loro quello che intendevano fare. Kelly avrebbe dovuto continuare per circa una settimana a parlare con Robert, e poi lo avrebbe invitato fingendosi sola in casa.

“Genitori in viaggio per il fine settimana.”

-Dovrete uscire di casa, ma noi saremo qui ad aspettarlo sulla porta.-

-Le parleremo a cena.- Disse Jack.

-Torneremo per fare qualche domanda a Kelly, potrete assistere.-

Kelly rietrò dopo la piscina. Si rese subito conto della strana atmosfera che si respirava in casa. Jack avrebbe voluto aspettare fino a dopo cena. Sorprenderla in camera sua. Kim però insistette che a quel modo poteva essere controproducente e traumatico per Kelly. Alla fine ebbe lei la meglio.

Fu una cena rituale a cui nessuno voleva partecipare.

-E quanti anni avrebbe Bob? Quello dei tulipani gialli?- Fece Jack.

-Robert avrà sui 25 anni, perché?!-

-Bambina, la polizia è stata qui oggi. Malgrado il suo aspetto o quello che hai visto

 

6

 

 

tu, Bob ha dieci anni più di quelli che dice. Il tuo amico molesta minorenni.-

-Non ci credo, è bellissimo.   Non ha bisogno di molestare ragazzine.-

-Ed è per questo che tu e le ragazzine come te si mettono nei guai: immaturità.-

Kelly quasi non parlò con Bob quella sera. Si sentiva tradita ed offesa.

Non si sentì nemmeno mai in pericolo con lui.

Robert le ripeteva che ciò che provava per lei non era mai accaduto prima.

Kelly gli credeva. D’altro canto, per lei era stato lo stesso.

La polizia si ripresentò in casa loro. Tracy mostrò a Kelly foto e conversazioni,

date, appuntamenti telefonici. Lei chiese di parlare in privato con l’ agente Tracy. Andarono sù in camera. Le mostrò le foto, i regali.

Non poteva credere che Bob volesse solo ingannarla per abusare di lei.

-Avrebbe potuto già farlo! Sono settimane che parliamo!-

-Kelly, non sappiamo come ragionino, sono persone disturbate, sole…-

…I

-Ciao J-

-Mi sei mancata, avevo voglia di vederti.-

-Anche io, ma ultimamente i miei genitori sono così sospettosi.-

-Ti hanno sorpresa in cam, o qualcosa?-

-NO, ma sai, i regali… e dormo troppo poco, faccio una fatica ad alzarmi!-

-Non voglio metterti nei guai, sentiamoci domani, accendi la cam solo un attimo, voglio leggerti una cosa che ho scritto…-

-Ok, ma solo due minuti.- Kelly sapeva recitare, ma era una recita dolorosa. Nessuno le aveva mai scritto una poesia. Nessuno l’ aveva mai apprezzata, o solo compresa bene quanto Bob. Spense il computer. Iniziò a piangere. Fu una lunga settimana. La polizia venne ancora due volte a casa sua. Particolari, microfoni, frasi. Era tutto estraneo, irreale eppure solo inevitabile. Si era inamorata di Robert.

Era stata lei a cercarlo la prima volta in chat. Vide una sua foto quasi nudo.

Era iniziata così. Per il loro amore Robert sarebbe finito in galera e il suo crimine era uno dei peggiori. Quelle estatiche conversazioni somigliavano sempre di più a delle

confessioni di un condannato a morte.

Kelly si ricordò di due cose che lui aveva scritto nella poesia.

-Avrei voluto averti prima, ancora una vergine. Oppure solo dopo: ormai divenuta un’ adulta.-

La polizia ha lasciato casa loro da poco. Sono le nove di sera. È buio ed umido,

caldo e appiccicoso. I pensieri sembravano restare incollati al sudore della fronte per

poi grondare al suolo senza speranza. Kelly doveva tradire l’ingiusto amore di Robert solo perché era ancora minorenne.

Per pochi mesi, ridicolo. E Bob sarebbe finito in prigione proprio quando decise di non volere nessun’altra dopo Kelly. Nessuna di loro. Avrebbe di nuovo ricominciato

 

 

7

 

a scrivere, farcela a qualsiasi costo. Kelly si sentiva come una Giuda e non avrebbe avuto neanche il tempo d’ un ultimo bacio per il tradimento.

Sarebbe stato quello l’ incontro magico di cui parlavano da tempo.

Robert e Kelly non potevano più aspettare, dovevano vedersi, eppure lui le aveva sempre detto che non era necessario.

“Solo dopo, ormai divenuta un’ adulta.”

Fu solo quella frase nella sua mente. Kelly sentì che avrebbe potuto rompere

un vetro con un solo grido di gioia. Aveva la soluzione.

Era sempre stata là davanti ai loro occhi, mentre fissavano lo schermo di vacuità.

-Mamma, lasciami uscire per un po’ con Pepe, camminare mi aiuterà a calmare quest’ ansia nello stomaco.-

-La polizia ci ha proibito di lasciarti uscire sola, lo sai.-

-Ok, ma non è “uscire”. Una breve passeggiata nel vialetto e con il mio cane da guardia addestrato!-

-VA BENE, ma un quarto d’ ora.- Kelly era già fuori casa.

Camminò per un paio di isolati. Si fermò a una cabina telefonica vicino il benzinaio.

Il mattino seguente Paul, Tracy ed altri detectives arrivarono dal retro della casa.

I genitori di Kelly uscirono in macchina. Mancavano meno di due ore.

Tracy le stava ripetendo ancora una volta la procedura.

Passarono lente, nervose, due ore. Nessuno si presentò o telefonò.

La polizia era in fermento. Avanzava ipotesi una sull’ altra, senza senso apparente. Erano sempre rimasti solo al di fuori della sfera romantica che aveva intrappolato Kelly e Robert come dentro una bolla luminosa di assenzio.

Un’ ora di ritardo. Chiamarono due volte il cellure di Robert.

Era sempre spento. Kelly piangeva in silenzio guardando fuori dalla finestra.

Tracy e Paul le furono addosso per una settimana o due, poi più niente.

Alcune altre migliaia di mostri da acchiappare con un retino per farfalle, là fuori

Jack e sua moglie non lasciarono uscire Kelly durante quella grigia porzione di estate con una depressione tropicale a 350 miglia da Miami.

Giorni che non ti aspettersti così.

Carichi di un rotondo peso immobile privo di significato.

Passarono cinque mesi e due giorni.

This love- Maroon 5, suona in sottofondo nella stanza.

)…?

-Che dici bambina? È il caso di ripartire dalla notte della tua ultima telefonata?-

:).

 

Tratto da “Sette storie randagie”

by Emanuele Somma copyright 2016

 

 

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