The road to Miami


greyhound

Non arrivai qui a Miami come quelle veline o i calciatori a cui siete stati abituati in Italia dai vari tabloid o gli articoli del famigerato yahoo…

Il mio viaggio era stato essenzialmente un dirottamento della vita stessa che era entrata nella mia cabina di pilotaggio -dove avevo l’ illusione di essere ai comandi di una vita che procedeva ad una velocità di crociera pericolosamente azzardata- e aveva puntato una pistola alla mia testa intimandomi di discendere a Miami da Dallas, Texas, che era la mia destinazione originaria.

L’ unica differenza era stata che invece di arrivare dopo solo poche ore di comodo viaggio aereo su un Airbus 330 o un 747, dovetti ricorrere ad un vecchio e arruginito pulman Greyhound degli anni ’90 che mi sballottò attraverso mezza America per quasi trentasei ore filate. Non era un viaggio confortevole, ve lo assicuro. Dovreste provare qualche volta che siete in vena di avventura.

Il nostro pulman era stato infestato da un petomane, uno squilibrato e, quando eravamo a poche ore da Miami pieni di speranza di farcela, fummo fermati da una macchina civetta della polizia. Se poi aggiungi che io avevo ben nascosto nel mio bagaglio anche un piccolo sacchetto con dell’ erba, il quadro è al completo.

Spero che non ti ritroverai mai ad avere me come tour operator… Il rischio è piuttosto basso, non preoccuparti. Ma se ti interessa la mia storia completa dalla partenza da Roma fino a Miami, culminata con l’ incontro di un travestito che abitava a mia insaputa al piano di sopra e poi con la prima ragazza americana conosciuta su Washington Avenue ed il mio primo lavoro precario, eccola qui di seguito in svendita per 50 centesimi.

Magari riesco a recuperare una parte del biglietto di quel Greyhound…

 

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